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28 marzo: giornata medici-famiglie sulle sindromi da iperaccrescimento PIK3CA-correlate a Torino A poco più di tre anni dalla Prima Giornata Nazionale sulla Macrodattilia, svoltasi il 16 dicembre 2017 a Monza, l’Associazione Italiana Macrodattilia e PROS è nuovamente in prima linea  nell’organizzazione di una giornata per le famiglie, che si svolgerà sabato 28 marzo a Torino, presso l’Aula Bocci dell’Ospedale Sant’Anna, in Via Ventimiglia, 3. L’idea di organizzare questa giornata di confronto tra medici e famiglie è nata dalla collaborazione tra l’Associazione e due pediatri dell’Ospedale Infantile Regina Margherita (Città della Salute e della Scienza di Torino) e dell’Università di Torino, che si occupano dei pazienti con PROS, il Prof. Giovanni Battista Ferrero e il Dott. Alessandro Mussa, che fanno anche parte del Comitato Scientifico dell’Associazione. L’incontro avrà un respiro più ampio rispetto al primo convegno organizzato dall’Associazione e ha come obiettivo quello di affrontare in un’ottica di multidisciplinarietà uno spettro di patologie alquanto eterogeneo per tipologia e gravità delle manifestazioni cliniche e grado di compromissione funzionale, senza dimenticare gli aspetti socio-assistenziali e la tematica spesso trascurata del diritto allo studio. Verrà dato inoltre ampio spazio al dialogo e al confronto tra medici e famiglie, fondato sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione della conoscenza esperienziale del paziente, come partner attivo del processo di cura. L’evento è totalmente gratuito. Per informazioni e iscrizioni inviare una mail a: info@associazione-nazionale-macrodattilia.org Clicca qui per scaricare il programma del convegno. Le PROS (sindromi da iperaccrescimento PIK3CA-correlate) sono un gruppo di patologie/sindromi rare caratterizzate da accrescimento eccessivo asimmetrico di uno o più distretti corporei e che fino al 2012 erano considerate come entità separate e diagnosticate esclusivamente sulla base del quadro clinico.   Grazie al Next Generation Sequencing (NGS), si è identificata la causa genetica di questi iperaccrescimenti, e cioè un gruppo di mutazioni somatiche a guadagno di funzione nel gene PIK3CA, un gene che codifica per una proteina che ha un ruolo chiave nei processi di crescita della cellula e che è implicata in molti tumori. L’Associazione Italiana  Macrodattilia e PROS (AIMP) è un’Associazione di Promozione Sociale nata nel 2017, che offre supporto e formazione alle persone con PROS e alle loro famiglie, e lavora per sostenere la ricerca in questa area patologica ancora poco conosciuta, collaborando con i centri clinici e con ricercatori e associazioni di pazienti di tutto il mondo, per aumentare le conoscenze sulla storia naturale dello spettro, e migliorare i percorsi di diagnosi e presa in carico e il trattamento dei pazienti.

Opuscolo per le famiglie sulle PROS

Posted by AIMP on  13 Gennaio, 2020

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Possiamo finalmente presentarvi il progetto al quale stavamo lavorando da alcuni mesi e che finalmente abbiamo completato. Alcune nostre famiglie lamentavano la difficoltà di spiegare le PROS ad altri (operatori sanitari non specialisti, insegnanti, parenti o conoscenti). In effetti è un compito tutt’altro che semplice, visto che si tratta di uno spettro piuttosto raro e oltretutto poco conosciuto se non dagli addetti ai lavori. Abbiamo così deciso di chiedere aiuto al nostro Comitato Scientifico, per realizzare insieme un opuscolo illustrato esaustivo, che utilizzasse un linguaggio preciso ma il più semplice possibile per descrivere le PROS. Speriamo di esserci riusciti… A voi la parola! Lo potete scaricare qui e sarà presto disponibile in forma cartacea nei centri.

La radio “PI3K”

Posted by AIMP on  17 Dicembre, 2019

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Category: Uncategorized
Carissimi, come molti di voi sapranno siamo in contatto con alcune associazioni che nel mondo si occupano di PROS. Una di queste è l’Associazione Gopi3ks, che ha sede nel Regno Unito e che ogni anno in questo periodo natalizio prepara una newsletter per le proprie famiglie. Desideriamo ringraziarli perché ci hanno permesso di tradurre per tutti voi il bellissimo contributo di Ralitsa Madsen, una ricercatrice che ormai da diverso tempo si occupa con passione di studiare la via cellulare che non funziona correttamente nel nostro spettro. Ecco la sua lettera. Buona lettura e Buone Feste a tutti! Cari tutti, chissà come, è già passato un altro anno e forse anche un po’ troppo in fretta per i miei gusti…. ed è quindi di nuovo il momento di dare il mio contributo alla newsletter natalizia di GoPI3Ks. Cominciamo con qualche novità generale: sono recentemente entrata a far parte del team di ricerca del Prof Bart Vanhaesebroeck dello University College di Londra. (Questo trasferimento è stato la naturale conseguenza del passaggio da dottoranda ad assegnista di ricerca). Ciononostante, sono tuttora in contatto con il Prof Robert Semple che, in un modo o nell’altro, sicuramente continuerà anche in futuro a dare degli input al mio lavoro. Prima di entrare nei dettagli delle ricerche che sono in procinto di svolgere e di spiegarvi in che modo sono collegate alle PROS, vorrei spendere alcune parole sul Prof Bart Vanhaesebroeck (accanto a me nella foto qui sotto) e sul suo gruppo di lavoro. Bart è un esperto di fama mondiale nel campo della ricerca sul cancro e, in particolare, sulla cosiddetta via di segnalazione PI3K. Si occupa cioè del circuito molecolare che non funziona correttamente nelle PROS e in molti tumori umani a causa di un “errore ortografico” (mutazione) in un gene chiamato PIK3CA. Grazie al lavoro del team di Bart sono ad esempio ora disponibili alcuni modelli animali di malattia per la ricerca sul cancro e sulle PROS. Il lavoro del suo team, fortemente focalizzato sullo sviluppo di farmaci, ha portato inoltre allo sviluppo di terapie farmacologiche per alcuni tipi di cancro. Essendo entrata a far parte del gruppo di Bart, mi trovo ora nella condizione privilegiata di poter attingere da una ricca fonte di risorse e conoscenze che questo team ha sviluppato negli anni e che mi saranno utilissime per il mio piano quadriennale di ricerca su PI3K. Sono molto entusiasta di questa opportunità, che mi consentirà di esplorare nuovi quesiti di ricerca, alcuni dei quali di particolare rilevanza per le PROS. Non smetterò infatti di impegnarmi per comprendere gli aspetti molecolari delle PROS; solo comprendendo questi meccanismi, possiamo essere certi che prima o poi saranno disponibili terapie efficaci per tutti i pazienti. Dal “rumore bianco” alla musica: riparare la radio PI3K Qualche mese fa ero su un volo che mi stava riportando a casa ed ero impegnata a scrivere sul mio portatile. Così facendo ho attirato l’interesse della persona seduta accanto a me, che mi ha chiesto della mia area di ricerca (le parole sullo schermo avevano tradito la mia professione!). E così ho finito invece per raccontargli cosa ho in mente per il futuro e, per spiegarglielo in termini semplici, gli ho mostrato un’immagine di quella che chiamo la mia “radio PI3K”. Gli ho fatto presente che ci sono persone nelle quali la radio non trasmette musica ma soltanto rumore “bianco”. In altre parole, la radio non è sintonizzata. Questa analogia può essere usata per descrivere lo stato delle cellule in un paziente con un difetto nel gene PIK3CA. Perché le cellule compiano le loro normali funzioni, è necessario un PIK3CA funzionante; nei pazienti PROS, la presenza di un gene PIK3CA difettoso comporta uno squilibrio del sistema. Come in una radio rotta, le cellule non sono “sintonizzate” con il loro ambiente e interpretano in maniera errata i segnali che ricevono.  Ad esempio, mentre una cellula normale smetterebbe di crescere in assenza di sostanze nutritive, le cellule con un difetto nel gene PIK3CA crescono senza sosta, e questo fa sì che si verifichi l’iperaccrescimento caratteristico delle persone con PROS. E fin qui tutto chiaro… Ho detto poi al mio vicino che molte aziende farmaceutiche e molti ricercatori universitari desiderano riparare la radio rotta, soprattutto vista la sua importanza nel cancro. Quale è stata la loro strategia di “riparazione” fino ad oggi? Semplicemente quella di spegnere il PIK3CA. BYL719 (alpelisib), di cui molti di voi avranno sentito parlare, funziona proprio in questo modo. Entra nella cellula e spegne sia la copia difettosa sia quella funzionante del gene PIK3CA presente nella cellula. In base a quanto riportato finora, questo approccio non è necessariamente sbagliato, almeno per quanto riguarda le PROS. Si è infatti dimostrato efficace in un piccolo gruppo di pazienti trattati su base compassionevole. Tuttavia, sappiamo anche che nel cancro, la semplice azione di spegnare il PIK3CA non ottiene la stabilizzazione a lungo termine della malattia, e cioè non è una cura. Nelle PROS, la domanda resta ancora aperta: la strategia di spegnere semplicemente il PIK3CA sarà sufficiente per far regredire le anomalie dello sviluppo (come le malformazioni vascolari) che caratterizzano gran parte dei pazienti? Ed è qui che entrano in gioco le mie future ricerche, come ho detto al mio vicino. Per me, limitarsi a spegnere il PIK3CA equivale a spegnere la radio, il che, se da un lato interrompe il fastidioso rumore, non consente alla radio di trasmettere la musica che voglio sentire.   Per capire come aggiustarla, la mia idea è quella di seguire un approccio diverso, e cioè quello che si ispira alla domanda: cosa farebbe un ingegnere? Anziché studiare ciascun componente della radio separatamente, come fanno i biologi più convenzionali quando studiano le cellule, un ingegnere studierebbe l’intero sistema e come i componenti sono collegati fra loro. Analogamente, le mie ricerche su PI3K nei prossimi quattro anni si concentreranno sul sistema – su tutte le diverse componenti  cellulari collegate al PIK3CA – e su come funziona nel suo insieme. Per farlo, collaborerò con matematici e scienziati computazionali, che mi

Prima riunione del Comitato Scientifico

Posted by AIMP on  21 Ottobre, 2019

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Venerdì 18 si è tenuta, presso una sala che ci è stata messa a disposizione da Fondazione Telethon, la prima riunione del Comitato Scientifico dell’Associazione. E’ stato un pomeriggio davvero coinvolgente e operoso, tanto è vero che non ci siamo neppure ricordati di fare una foto! 🙂 Siamo davvero molto soddisfatti perché si è subito instaurato un bel clima di dialogo e di ascolto delle esigenze reciproche e che ha valorizzato la multidisciplinarietà e siamo quindi certi che insieme potremo fare davvero molto. Naturalmente bisognerà procedere per obiettivi, cercando di assegnare delle priorità ai temi che sono stati portati sul tavolo, che sono davvero molti. Ma siamo certi di essere sulla strada giusta. Un grazie ancora a tutti i medici e ricercatori che ci hanno dato la loro disponibilità!
Dove eravamo rimasti… Come avevamo segnalato sul nostro sito e come già saprà chi ha partecipato alla Prima Giornata sulla macrodattilia, a maggio 2017 è stata avviata in 2 centri italiani (il Bambino Gesù e il Policlinico Gemelli) una sperimentazione clinica di fase I/II su un farmaco – chiamato miransertib – nel trattamento della sindrome di Proteus e delle PROS. Ecco alcune risorse per saperne di più…. Primo articolo su Omar Secondo articolo su Omar Intervento Dr. Bartuli Articolo su sperimentazionicliniche.it Risultati preliminari (2018) (inglese) Risultati preliminari (2019) (inglese) Descrizione dello studio (in inglese sul portale clinicaltrials.gov) Cosa c’è di nuovo? È di ieri l’annuncio di ArQule, e cioè l’azienda statunitense che produce il farmaco miransertib, dell’avvio di uno studio registrativo nella Sindrome di Proteus e nelle PROS. Cosa significa esattamente questa affermazione? Che lo studio che era già in corso qui in Italia proseguirà ora con un emendamento (e cioè una modifica) coinvolgendo un numero maggiore di centri rispetto ai tre iniziali e cioè una ventina in totale a livello internazionale. Lo scopo di questo studio internazionale è quello di valutare se miransertib possa essere una valida opzione terapeutica – sicura ed efficace – per questi pazienti, soprattutto per i casi dove le possibilità di trattamento sono davvero limitate. Nel comunicato di ieri, questo studio viene definito  “registrativo” perché i dati raccolti, qualora positivi, potranno essere utilizzati dall’azienda per presentare alle autorità di regolamentazione dei farmaci (l’EMA in Europa) una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio, senza la quale il farmaco non può essere assunto al di fuori di una sperimentazione clinica formale o di programmi particolari di uso anticipato. Gli enti di regolamentazione come l’EMA, il cui fine ultimo è quello di tutelare la salute delle persone, hanno il compito di valutare, sulla base delle informazioni presentate dalle aziende – che riguardano non solo la sperimentazione clinica ma anche tutto lo sviluppo non clinico del farmaco – il profilo benefici/rischi del farmaco e di esprimere il proprio parere sulla possibilità di immetterlo in commercio. La notizia è quindi sicuramente positiva ma è pur sempre necessaria in questa fase una buona dose di cautela e di pazienza un po’ da parte di tutti i portatori di interesse, soprattutto considerando che la ricerca nelle malattie rare presenta delle peculiarità rispetto a quella nelle malattie non rare e che il cammino regolatorio è ancora lungo, visto che dopo la fase europea, tutti i farmaci devono passare anche da una fase nazionale, che in Italia è in capo ad Aifa e alle sue due commissioni consultive (la Commissione Tecnico-Scientifica e il Comitato Prezzi e Rimborso), e da una fase regionale e locale di accesso. Il comunicato in lingua inglese: http://investors.arqule.com/news-releases/news-release-details/arqule-announces-first-patient-dosed-registrational-mosiac-trial